Evidence – a cura di Stefano Taddei

Poco prima di mettere il mondo al cappio



La contemporaneità è semplicemente insopportabile per un essere sano di mente. Il problema sta nel fatto che la normalità è schiacciata dallo squilibrio. Difficile una qualsiasi voce fuori dal coro imperante e folleggiante. Si sono amplificate all’inverosimile le (finte) libertà e si sono ristretti i (veri) doveri verso il prossimo. Gli Hackatao manifestano nelle loro opere una sana ripugnanza di tanti fenomeni nefasti della nostra congiuntura, dove i bisognosi di aiuto psichiatrico fanno gruppo contro le persone sane. Per sopravvivere ci vuole una sana e robusta ironia. Tenendo a bada così certi, inevitabili, istinti omicidi. L’uomo contemporaneo è infatti inserito in un mondo che lo vincola a comportamenti anormali, a seguire continuamente fenomeni che lasciano il tempo che trovano. Chi non si adegua o, almeno, chi non capisce dove sta l’inghippo, ha poche possibilità di farsi comprendere nel frastuono nichilistico attualmente più in voga. Nelle diverse opere qui presentate non si propongono variegate interpretazioni della realtà più stringente. Stare nel mondo, con il timore di venire omologati, ma riuscire a non farsi inghiottire dalle mode imperanti. Questo è quello che propongono gli Hackatao. Dietro a tali lavori si stagliano le varie tendenze della contemporaneità, dove la socialità è sempre più sinonimo di mera solitudine, dove il dover apparire felice nasconde una tristezza esistenziale lancinante e tante altre manifestazioni che sembrano convalidare per l’uomo un biglietto di sola andata per il proprio suicidio. Il senso di tali opere si scopre pian piano, nell’alveo inesauribile di una creatività avvincente e stringente, senza soluzione di unica continuità verso il momento presente. Il flusso dell’immaginario nutre tali esecuzioni ma non vuole essere mera presentazione. Tale magma viene sezionato, screditato, stravolto del normale senso e deposita agli astanti una peculiare interpretazione, caustica e destabilizzante. Ironia e istinto d’oltraggiare represso muovono le fila di queste intriganti creatività. Fermandosi prima di impugnare armi d’offesa sul primo e omologato prossimo che passa.
Stefano Taddei

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