L’arte Digitale diventa unica e immortale

Questo il titolo dell’articolo pubblicato sul Sole24ore di domenica 20 gennaio 2019. L’autore, Massimo Franceschet, prende spunto dalla nostra mostra Fight Fear a palazzo Frisacco di Tolmezzo e della sua sezione dedicata alla Cryptoart per spiegare nel dettaglio il cambio di paradigma di questo neonato movimento artistico di cui Hackatao è pioniere.

“La CryptoArt è una recentissima corrente artistica in cui l’artista produce opere d’arte, tipicamente immagini fisse o animate e spesso in stretta collaborazione con la macchina (non necessariamente un computer ma anche, ad esempio, uno scanner o una vecchia Polaroid) e le distribuisce sfruttando la tecnologia blockchain e la rete peer-to-peer IPFS (InterPlanetary File System). “

L’opera d’arte, ossia l’immagine JPEG, viene quindi immessa dalla galleria nella rete peer-to-peer IPFS e distribuita tra i vari nodi della rete. La rete IPFS battezza l’immagine con un codice univoco, che ne contraddistingue il contenuto. Questo fa sì che la stessa immagine, anche se distribuita su più nodi della rete, avrà sempre lo stesso nome e sarà identificata concettualmente come un’unica risorsa (diversamente dal Web che conosciamo).

L’opera digitale ora comincia la sua vita (peraltro immortale) sulla blockchain. Chiunque può ammirarla e comprarla al prezzo fissato dall’artista (molte vendite funzionano tramite asta). Il prezzo è espresso in una criptovaluta chiamata Ether, la terza moneta digitale per capitalizzazione di mercato dopo Bitcoin e XRP. Al momento dell’eventuale acquisto, una nuova transazione viene immessa in Ethereum: il token dell’opera passa nel portafoglio del collezionista compratore mentre gli Ether pattuiti passano nel portafoglio dell’artista venditore (O Snail è stata ceduta al collezionista LuoHan per 1.5 Ether). L’opera, anche dopo essere stata venduta, rimane sul mercato e può essere ancora scambiata. Ogni passaggio di mano remunera, in percentuale, anche l’artista originale (un 10% del prezzo di vendita su SuperRare). Tutti questi passaggi, che nel mercato dell’arte tradizionale impiegano mesi o anni per verificarsi, grazie a questa tecnologia avvengono in pochi istanti, in modo certificato e sicuro.

Ma perché comprare un’immagine visibile e potenzialmente scaricabile da tutti? Il collettivo Hackatao suggerisce questa risposta: 

L’opera rimane comunque riproducibile all’infinito, sempre visibile a tutti, ma solo un collezionista possiede quello che l’artista definirà l’originale, il token unico dell’opera. Ovviamente il collezionista deve entrare nell’ottica di possedere un’opera digitale e non un oggetto fisico da appendere al muro. Un concetto molto più comprensibile ai Millennials che alla generazione dei Boomers ancora legata al materico, al peso, alla palpabilità di un’opera. 

Potete trovare la versione integrale dell’articolo su Nova24

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